I negazionisti italiani



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#6471

I negazionisti italiani


Di Luigi Vianelli
Settembre/Ottobre 2002


Dal sito

http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz0.htm

Quello che colpisce nel genocidio degli ebrei è la lunghezza dei procedimenti: prima vengono tenuti nei campi a far la fame, poi li si spoglia nudi, poi le docce, poi la conservazione meticolosa di montagne di cadaveri, e l'archiviazione dei vestiti, il censimento dei beni personali...


Non era un procedimento razionale, se si trattava solo di uccidere.
Diventava razionale se si fosse trattato di cercare, cercare un messaggio che uno di quei milioni di persone, il rappresentante gerosolimitano dei Trentasei Invisibili, conservava, nelle pieghe dell'abito, in bocca, tatuato
sulla pelle... Solo il Piano spiega la inspiegabile burocrazia del genocidio! Hitler cerca addosso agli ebrei il suggerimento, l'idea che gli permetteva di determinare, grazie al Pendolo, il punto esatto in cui, sotto la volta concava che la terra cava provvede a se stessa, si intersecano le correnti sotterranee - che a questo punto, badate alla perfezione della concezione, si identificano nelle correnti celesti, per cui la teoria della terra cava materializza, per così dire, l'intuizione ermetica millenaria:
ciò che sta sotto è uguale a ciò che sta sopra! Il Polo Mistico coincide col Cuore della Terra, il disegno segreto degli astri altro non è che il disegno segreto dei sotterranei di Agarttha, non c'è più differenza tra cielo e inferno, e il Graal, il lapis exillis, è il lapis ex coelis nel senso che è
la Pietra Filosofale che nasce come avvolgimento, termine, limite, utero ctonio dei cieli! E quandro Hitler avrà identificato quel punto, al centro cavo della terra che è il centro perfetto del cielo, sarà il padrone del mondo di cui è Re per diritto di razza. Ed ecco che sino all'ultimo,
nell'abisso del suo bunker, egli pensa di poter determinare ancora il Polo Mistico.

U.Eco, Il Pendolo di Foucault Nota introduttiva

Dal punto di vista dei contenuti, il negazionista è colui il quale afferma quanto segue:
1. Gli ebrei non furono uccisi in camere a gas, o almeno non su una scala significativa;
2. I nazisti non avevano una politica, e non operarono alcun sistematico tentativo, tesi a sterminare gli ebrei d’Europa; e le uccisioni che ebbero luogo furono la conseguenza di eccessi individuali non autorizzati a livello superiore;
3. Il numero degli ebrei uccisi non corrisponde a milioni, ma la somma totale delle vittime è di molto inferiore;
4. L’Olocausto è per la maggior parte o in toto un mito forgiato durante la guerra dalla propaganda alleata e sostenuto dopo la guerra dagli ebrei allo scopo di ottenere aiuti finanziari per il neonato Stato di Israele
(1).

Suddivido i negazionisti nelle seguenti categorie.


1. Negazionisti nazisti – Coloro i quali hanno vissuto direttamente il periodo nazista.
2. Negazionisti neonazisti/neofascisti – Hanno aderito al nazismo o al fascismo nel dopoguerra.
3. Negazionisti marxisti – Trovano nella lettura dei testi del filone marxista la giustificazione ideologica del proprio essere negazionisti.
4. Negazionisti tecnici – Si presentano volutamente in maniera politicamente “neutra”. Da una parte possono essere specializzati in chimica o ingegneria delle camere a gas; dall’altra invece utilizzano una metodologia iperdecostruttiva nell’analisi delle fonti storiografiche
(2).
5. Negazionisti geopolitici – Derivano le proprie teoriche negazioniste dalla lettura dei fatti contemporanei, soprattutto dalla questione mediorientale.
6. Negazionisti religiosi – Negano la Shoah come riflesso della propria fede.


1) Definizioni contenute nella sentenza del giudice Charles Gray - mutuate dalla perizia del prof. Richard Evans - nella nota causa intentata da David Irving contro Deborah Lipstadt. Sulla vicenda: D.D.Guttenplan, Processo all’Olocausto, Milano, Corbaccio, 2001. La definizione è alle pp. 287-288.

2) Sulla metodologia storiografica dei negazionisti: P.Vidal-Naquet, Les assassins de la memoire, Seuil, 1995; V.Pisanty, L’irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, Milano, Bompiani, 1998; D.Lipstadt, Denying the Holocaust. The Growing Assault on Thruth and Memory, Free Press, 1993.
I negazionisti italiani - 1 Gli inizi – I negazionisti nazisti e neonazisti Per lunghi anni di negazionismo in salsa italiana non si sentì parlare.
L’esistenza di una destra neofascista che si presentava come diretto prolungamento dell’esperienza del regime, con particolare riferimento al periodo della RSI, aveva creato una situazione del tutto inedita nel panorama della destra radicale (3) europea.

La categoria storiografica di “nazifascismo” veniva radicalmente rifiutata dagli intellettuali d’area, mentre l’MSI si presentava come l’erede delle teoriche sociali dell’ideologia fascista (4): la legislazione antisemita mussoliniana era presentata come “moderata” e l’atteggiamento del regime nei confronti dell’alleato tedesco – su questo punto specifico – era considerato da una parte politicamente opportunistico e dall’altra critico. Opportunistico, in quanto l’alleanza fra Germania e Italia aveva suggerito di “importare” in minima parte l’antisemitismo d’oltralpe per cementare ancor più – dal punto di vista formale – la comunione di scopi e d’intenti fra i due regimi; critico, giacché la persecuzione degli ebrei non veniva messa in dubbio, ma era considerata prettamente “cosa tedesca” (5).


Nel paese europeo che presentava il maggior partito neofascista, il negazionismo non godeva di particolare fortuna.

E’ quindi necessario attendere la nascita della galassia di gruppi e gruppuscoli della destra estrema e radicale per trovare i primi documenti negazionisti, necessariamente tributari degli scritti prodotti in altri paesi e quindi ancora allo stadio di mera ripetizione di concetti e parole d’ordine altrui: in particolare, pensiamo al gruppo di Ordine Nuovo e al gruppo di AR – ruotante attorno alla figura di Franco Freda – che all’inizio degli anni ’60 pubblicò un documento politico ricalcante alcune delle tematiche tipiche del negazionismo, con particolare riferimento alle teorie di Paul Rassinier (6). Ma siamo ancora in una fase iniziale: in mancanza di studi storiografici o pseudostoriografici, ci si rifugia nelle domande retoriche, chiedendosi come mai i tedeschi “impegnati in una guerra che assumeva sempre più un ritmo esasperato […] avrebbero dovuto impiegare – distraendoli dagli scopi immediati della guerra – una enorme quantità di mezzi per trasportare milioni di esseri umani da un capo all’altro dell’Europa […]” (7). Si condisce questa espressione con una serie di frasi antisemite, che costituiscono il vero centro focale della riflessione politica sugli ebrei. Il negazionismo in quanto tale non ha ancora sufficientemente attecchito.


Né d’altro canto ha maggior successo la diffusione delle traduzioni delle opere di Paul Rassinier “La verità sul processo di Auschwitz”, “La menzogna di Ulisse” e “Il dramma degli Ebrei” (8). Per anni non si sentì parlare ancora di “negazionismo all’italiana”.

Nel 1978 la casa editrice neonazista Le Rune pubblica il saggio di Richard Harwood, “Auschwitz o la soluzione finale. Storia di una leggenda” (9), così come per le Edizioni Sentinella d’Italia esce nel 1979 “Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz” di Léon Degrelle (10). Il primo è una sorta di vademecum tascabile del negazionista in erba, essendo una specie di breviario di tutte le principali teorie dei negazionisti, mentre il secondo è uno smilzo pamphlet negazionista, provocatoriamente in forma di lettera aperta al Papa Giovanni Paolo II. Praticamente, nessuna novità rispetto alle tesi di Rassinier: di differente ci sono le esplicite dichiarazioni antisemite, che inseriscono questi due libri all’interno del classico filone direttamente riconducibile alle teoriche naziste.



3) Sul concetto di destra radicale vedi P.Ignazi, L’estrema destra in Europa, Bologna, Il Mulino, 2000 (Prima ed.1994).

4) Vedi P.Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, Il Mulino, 1989.

5) E’ da notare che l’antisemitismo della RSI è spesso stato un “buco nero” nella pubblicistica della destra italiana. Vedi in proposito le osservazioni di F.Germinario, L'altra memoria. L'estrema destra, Salò e la Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 1999. Ecco invece come descrive la tematica generale dei rapporti fra destra italiana e nazismo Piero Sella, uno dei maggiori esponenti dell’attuale neonazismo italiano: “Ed ecco il neofascismo […] chinare la testa, respingere come infamante l’etichetta “nazionalsocialista” ed accodarsi, come richiesto dalle circostanze, alla cultura della demonizzazione della Germania nazionalsocialista […]. Non poteva mancare in tale quadro (anche il) corollario al dogma dell’Olocausto”, P.Sella, Cinquant’anni dopo: Repubblica Sociale, fascismo, Germania nazionalsocialista, in “L’Uomo Libero”, (XIV), Aprile 1993, n.36, p.49.

6) A.Monti, in “Avanguardia”, n.45, 1991, pp.19-20.

7) Ivi, pp.19-20.

8) Editi rispettivamente da I Quaderni di Ordine Nuovo, 1965; Le Rune, 1966; Edizioni Europa, 1967.

9) Richard Harwood (pseudonimo di Richard Verrall) è l’editore del periodico del movimento neonazista inglese British National Front Spearhead.

10) Léon Degrelle (1906-1994) fu il fondatore nel 1935 del Movimento Rexista, partito belga di ispirazione nazista. Volontario di guerra nelle Waffen-SS, pluridecorato, fuggì nel 1945 in Spagna. Visse fino alla morte in quel paese, onorato e rispettato come un’icona da tutto il movimento neonazista internazionale. Aderì esplicitamente al negazionismo solo negli anni ’70. Nel 1982 presentò un suo saggio alla Conferenza Revisionista del Journal of Historical Review.
I negazionisti italiani - 2
Il “caso Faurisson” e la nascita del negazionismo marxista
Le vere novità però provengono da oltralpe: è nel 1978 che esplode in Francia il “caso Faurisson” (11).
In realtà, gli esiti del “caso” saranno più o meno gli stessi in Francia come in Italia: da una parte il risveglio o la nascita delle tematiche negazioniste tout court, dall’altra la nascita del negazionismo marxista.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, bisogna ricordare l’adesione alle teorie di Faurisson da parte di alcuni militanti dell’estrema sinistra francese: Pierre Guillaume e Serge Thion in primo luogo (12). Il gruppo di negazionisti marxisti francesi ruota quasi tutto attorno alla casa editrice La Vieille Taupe, che in pochi anni si trova a presentare in catalogo testi apertamente antisemiti e – recentemente – anche un benevolo volume di interviste e testimonianze di e su Osama Bin Laden (13).

Per un’inquadratura ancor più a tutto tondo, bisogna anche ricordare la recente corrispondenza intercorsa fra Guillaume (a nome de La Vieille Taupe), il gruppo negazionista italiano Nuovo Ordine Nazionale e i neofascisti del Movimento Fascismo e Libertà, con successivo invito a Guillaume a partecipare ad una Conferenza internazionale di revisionismo storico organizzata dal Movimento Fascismo e Libertà, tenutasi a Trieste il 25/26 maggio 2002. L’invito – a dispetto delle presumibili abissali differenze ideologiche - fu volentieri accettato (14).

Sulla scia de La Vieille Taupe, anche in Italia nacque una “corrente” negazionista marxista, che vede come principali – ma sarebbe meglio dire “quasi unici” – rappresentanti Andrea Chersi e, soprattutto, Cesare Saletta.
Andrea Chersi è noto per il suo proporre testi di rottura e provocatori, ed in effetti niente più che una provocazione appare la sua traduzione di alcuni saggi negazionisti di Faurisson e Thion (15). Un caso isolato, cui nulla fece più seguito.

Ben altra profondità di intenti presenta invece l’opera di Cesare Saletta (comunista di stretta osservanza bordighista), a far data da quel “Note rassinieriane (con appendice sulla persecuzione giudiziaria di R.Faurisson)” (16), che si può a ben diritto considerare il primo vagito del negazionismo marxista italiano.


Per Saletta c’è una diretta connessione fra una questione storica e una questione politica relativa alla Shoah (17). Quest’ultima ruota attorno al ruolo che gli ebrei giocano nella civiltà capitalista: “Sarebbe somma ipocrisia fingere di non vedere che, nella forma storica assunta dal capitalismo nel mondo euroamericano, questa porzione della élite [NDR: gli ebrei], integrata come forse nessun’altra nell’economia e al tempo stesso autosegregata socialmente in base ad un criterio di specificità culturale, ha acquisito un peso che non ammette sottovalutazioni: uno dei frutti avvelenati di cui ci gratifica il capitalismo sinistramente sopravvissuto alla fase storica nella quale il proletariato sembrò avviato a distruggerlo a breve o a medio termine è il riproporsi di una questione ebraica” (18).
Se a questo aggiungiamo che il sionismo per Saletta è la trionfante “soluzione reazionaria della questione ebraica” (19), alla quale bisogna marxisticamente rispondere con una scelta di verità (20), dato per assunto che ci sia un importante “ruolo della menzogna nell’ordine sociale borghese” (21), ecco già definiti i cardini fondamentali del perché Saletta sia un negazionista, pur non avendo svolto alcuna ricerca autonoma sulla Shoah (22).

Per descrivere ancor meglio quali siano le premesse ideologiche del negazionismo di Saletta – che in definitiva ne costituiscono l’essenza – bisogna anche ricordare la ripresa dell’assunto di Amedeo Bordiga per la quale “il peggior prodotto del fascismo sarebbe stato l’antifascismo” (23).


In ultima analisi, Saletta ritiene che chi afferma la veridicità della Shoah abbia servito il doppio imperialismo sovietico/americano, entrambi di fatto succubi degli ebrei: “un popolo che aveva cessato di essere tale da circa duemila anni per trasformarsi in un gruppo sociale a caratterizzazione religiosa” (24). Più specificamente, gli strali di Saletta si rivolgono verso “l’élite economica ebraica, [la] porzione ebraica della élite economica mondiale” (25).

Che cos’è quindi il Lager per i negazionisti marxisti? E’ il luogo in cui avviene la “caricatura del lavoro salariato” (26), “un fenomeno generale dell’epoca moderna […], una risposta al problema delle migrazioni forzate economiche o politiche” (27).


Concretamente, “i campi sono un prodotto del capitalismo non solo nella loro origine ma anche nel loro funzionamento” (28).
In conclusione, l’inserimento del concetto di sterminio - e del concetto di sterminio a sfondo razziale - è quindi per i negazionisti un ballon d’essai, lanciato dal totalitarismo capitalista e dal totalitarismo stalinista per controllare il passato e controllare il futuro (29). A nulla vale la scomparsa dell’URSS, giacché gli “enormi interessi” in gioco possono essere addirittura “fatti più aggressivi dal venir meno della bipolarità USA-URSS” (30).
Dalla fine degli anni ’70 la casa editrice di sinistra estrema Graphos ospiterà sempre più di frequente nei suoi cataloghi una nutrita serie di autori negazionisti, facendola diventare di fatto la prima casa editrice italiana negazionista di matrice non neonazista (31).

11) Robert Faurisson (nato nel 1929) è stato professore di letteratura all’Università di Lione. Dalla fine degli anni ’70 la sua produzione sui temi cari ai negazionisti è stata assai prolifica. E’ da considerarsi il capofila dei c.d. “negazionisti tecnici”: autori che concentrano i propri studi sulle implicanze chimiche, linguistiche, ingegneristiche e storiografiche della Shoah, alla ricerca di un’altra interpretazione della storia. Fra il mese di novembre del 1978 e il mese di gennaio del 1979, rilascia due interviste – la prima al Matin de Paris, la seconda a Le Monde – cui segue una vivace polemica fatta di repliche e controrepliche: per Faurisson “Non ci sono mai state camere a gas nei campi di concentramento”.

12) Del primo ricordiamo Droit et histoire, La Vieille Taupe, 1986 e Della miseria intellettuale in Francia in ambiente universitario e specialmente nella corporazione degli storici. Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico, Graphos, 1996 (prima ed. in francese nel 1993). Del secondo Vérité historique ou vérité politique? L’affaire Faurisson, La Vieille Taupe, 1980.

13) Ben Laden, Le spectre du terrorisme. Déclarations, interviews, Témoignages sur Oussama Ben Laden, Paris 2001.

14) Vedi http://aaargh.vho.org/fran/archVT/vt02/vt020331.html.

15) A.Chersi (a cura di), Il caso Faurisson, in proprio, 1983.

16) L’Internazionalista, dicembre 1981-marzo 1982, n.11, pp.27-37. Saletta è stato denominato impropriamente “disciple de Rassinier” da P.Vidal-Naquet ne Les assassins de la mémoire, Paris 1987, p.28 nota.

17) C.Saletta, Premessa a La Guerre Sociale, Dallo sfruttamento nei Lager allo sfruttamento dei Lager, Graphos 1994.

18) C.Saletta, Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet, Graphos 1993, p. 12.

19) Ibidem, p.12.

20) “Bordiga continua[va] a definire la verità come il solo ossigeno della rivoluzione”, ibidem, p.12.

21) ibidem, p.12.

22) Saletta stesso si autodefinisce “un semplice lettore che ha sentito la necessità di dar voce alla persuasione maturata in lui dopo che aveva preso coscienza dei reali termini del problema”, ibidem, p.14.

23) Ibidem, p.9.

24) Ibidem, p.30.

25) Ibidem, p.12.

26) La Guerre Sociale, Dallo sfruttamento…, cit. p.12.

27) Ibidem, p.13.

28) Ibidem, p.15.

29) vedi C.Saletta, Per il revisionismo, cit. p.13.

30) Ibidem, p.13.

31) Nel catalogo attuale, Graphos presenta i testi di alcuni negazionisti “classici”: Arthur R. Butz, R.Garaudy, R.Faurisson, C.Mattogno, P.Rassinier. Allo stesso tempo, è presente anche Serbia ed Europa. Contro l’aggressione della NATO, una raccolta di saggi fra i quali si notano anche i contributi dei neofascisti M.Tarchi e T.Staiti.
I negazionisti italiani - 3
I negazionisti tecnici in Italia: il caso di Carlo Mattogno
Per quanto il nome di Carlo Mattogno appaia all’interno del “Lexicon” dell’ “Informationsdienst gegen Rechtsextremismus” (Servizio d’informazione contro l’estremismo di destra) (32), abbia pubblicato la maggior parte dei suoi studi per case editrici di ispirazione neofascista o neonazista, per le quali ha anche curato la traduzione di testi antisemiti di pubblicisti legati agli ambienti delle SS (33) e sia indicato dallo stesso Saletta come “personaggio […] di destra” (34), egli si professa un democratico ed afferma anche di aver votato per il partito radicale (35).
Al di là delle tendenze politico/ideologiche di Mattogno, si può comunque concordare con quanto afferma Saletta, per il quale “a tutt’oggi Carlo Mattogno rimane l’unico studioso che l’Italia abbia dato al revisionismo” (36).

Il libro che segna l’esordio di Mattogno nel mondo negazionista, dopo un paio di pubblicazioni minori, è “Il mito dello sterminio ebraico”, apparso nel 1985 per le edizioni Sentinella d’Italia – una delle case editrici neonaziste italiane.


Lo stile è pesantemente influenzato dagli studi di Faurisson, del quale ricalca la pretesa di “svolgere ‘ricerche’ animati da un atteggiamento sine ira ac studio nei confronti dell’argomento” (37).
La tecnica utilizzata è quella della pesante iperdestrutturazione dei testi, connessa ad un continuo intersecarsi di diversi livelli di interpretazione – dal pseudostoriografico all’investigativo – in modo tale che le parole possono assumere contestualmente diversi significati, tutti eterodiretti da Mattogno. Espungere frasi dal contesto, connettere fonti disparate e non omogenee, forzare i contenuti del testo: tutto il classico armamentario del negazionista tecnico è presente al massimo grado negli studi di Mattogno (38), al punto da essere accusato da Faurisson stesso di “eccesso di erudizione” (39).

Ecco quindi che le testimonianze di coloro i quali hanno assistito alle gasazioni sono radicalmente false o falsificate (40), così come ricorre continuamente un tono assieme di sfida e di scherno nei confronti degli storici “di regime”, di volta in volta “dilettanti”, “falsari”, “plagiatori”, proni ad un “dogmatismo ideologico” ecc.ecc. (41).


D’altro canto, anche i documenti troppo probanti in senso contrario alle sue convinzioni, spessissimo sono per Mattogno semplicemente dei falsi (42).
In questa foga cadono alle volte anche alcuni negazionisti: Mattogno ha avuto modo di scontrarsi sia con Faurisson (43) che con Butz (44), ma ciò non gli ha impedito di crearsi nel mondo negazionista la fama di massimo conoscitore di Auschwitz (45).

Ma alla prolificità di Mattogno è sostanzialmente venuto a mancare un seguito: la pubblicistica negazionista italiana si limita ancor oggi a ripetere ad libitum i concetti elaborati decenni fa dai primi negazionisti. Il contenuto stesso degli studi di Mattogno, con le sue continue citazioni in tedesco, inglese e francese e un massiccio apparato bibliografico, lo rende di fatto difficilmente proponibile, soprattutto per la maggioranza dei lettori che fanno del negazionismo un mero strumento di propaganda politica.


Il negazionismo italiano – con l’esclusione delle pubblicazioni della Graphos - è stato quindi relegato alle riviste della destra radicale: “Sentinella d’Italia”, “Avanguardia”, ma soprattutto “L’Uomo libero” e “Orion” (46). Quest’ultima rivista ha dedicato due rubriche direttamente o indirettamente al negazionismo: “Sterminazionismo” e “Controstoria”, curate da Carlo Mattogno e dal fratello Gian Pio Mattogno, un cattolico fondamentalista (47).

32) www.idgr.de/lexikon/bio/m/mattogno-carlo/mattogno.html

33) F.Germinario, Estranei alla democrazia. Negazionismo e antisemitismo nella destra radicale italiana, Pisa, BFS, 2001, p. 81.

34) C.Saletta, Per il revisionismo, cit. p.9.

35) Dichiarazione rilasciata a M.Scialoja, L’Espresso, 27 maggio 1990.

36) C.Saletta, Per il revisionismo, cit. p.14. Il negazionismo si autodefinisce revisionismo, in una sorta di atteggiamento mimetico nei confronti della storiografia nota con questo nome, che ha come più noto rappresentante Ernst Nolte.

37) F.Germinario, Estranei alla democrazia, cit. p.85.

38) Vedi nota 2. Per un’analisi puntuale delle volute deformazioni storiografiche e logiche di uno studioso che nel tempo si è scoperto negazionista – David Irving – vedi R.J.Evans, Lying about Hitler. History, Holocaust and Irving Trial, Basic Books, 2001.

39) C.Mattogno, La critica di R.Faurisson al libro “Kl Majdanek. Eine historische und technische Studie“, capitolo IX "Erudizione e crematori“. Ho trovato il testo on-line al seguente indirizzo: http://www.russgranata.com/faurisson.html.

40) Vedi p.es. C.Mattogno, Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso, La Sfinge, Parma 1985.

41) Vedi p.es. C.Mattogno, Olocausto: dilettanti allo sbaraglio. Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard et alii contro il revisionismo storico, Edizioni di AR, 1996.

42) Un caso particolare. In Auschwitz: fine di una leggenda, Edizioni di AR, 1994, Mattogno così conclude rispetto ad un noto documento analizzato per primo da J.C.Pressac ne Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, Feltrinelli, Milano 1994 (prima ed. in francese nel 1993), p.82: è un falso. La dimostrazione di tale falsità però è evidentemente indifendibile, per cui Mattogno ritornò specificamente sull’argomento quattro anni più tardi: “Die Gaspruefer von Auschwitz”, Vierteljahreshefte fuer freie Geschichtsforschung 2 (1), 1998, pp.13-22. In questo secondo e ponderoso studio però il documento analizzato da Pressac non è più considerato un falso, bensì va interpretato in modo totalmente diverso, ovviamente in linea con le teorie negazioniste.

43) Vedi nota 39.

44) C.Mattogno, Osservazioni sull’articolo di A.R.Butz “Gas Detectors in Auschwitz Crematorium II”. L’articolo è on-line al seguente indirizzo: http://codoh.com/inter/intitosservaz.html.

45) F.Germinario, Estranei alla democrazia, cit. p.81.

46) Ogni rivista fa riferimento ad un particolare settore di quel contenitore magmatico ed eterogeneo che è oggi la destra radicale italiana: cattolici e pagani, socializzatori e corporativisti, repubblicani e monarchici, tradizionalisti, lefebvriani, filoatlantisti, filoarabi ecc.ecc… Per un’introduzione generale vedi F.Ferraresi, Minacce alla democrazia. La destra radicale e la strategia della tensione in Italia nel dopoguerra, Milano, Feltrinelli, 1995.

47) F.Germinario, Estranei alla democrazia, cit. p.84.
I negazionisti italiani - 4
I negazionisti geopolitici
I negazionisti geopolitici fanno derivare la propria adesione alle tematiche negazioniste da una presa di posizione genericamente politica e specificamente antiisraeliana.
Questo approccio è tipico dei paesi e degli intellettuali islamici. Il negazionismo in realtà è un atteggiamento relativamente recente fra i musulmani ed ha preso sempre più piede, in connessione coll’inasprirsi del conflitto arabo/israeliano. Dal punto di vista dei contenuti, i negazionisti geopolitici sono tributari delle tematiche del negazionismo “classico”.

Citiamo a titolo d’esempio i contenuti degli scritti dell’associazione Radio Islam, fondata da Ahmed Rami. Questi è uno dei cospiratori che nel 1971 tentò di rovesciare la monarchia marocchina al fine della creazione di una repubblica islamica.


Rami è amico personale di Faurisson, nonché di Johannes von Leers, già braccio destro di Goebbels per le questioni che riguardavano l’antisemitismo. Von Leers si convertì all’islamismo col nome di Omar Amin von Leers, negli anni del dopoguerra in cui visse in Egitto e divenne consulente del governo di Nasser.
Condannato per antisemitismo, attualmente Rami vive in Svezia (48).
Come si capirà, la vicenda di Rami è notevole anche per interpretare i legami fra i vari gruppi negazionisti, spesso molto più contigui di quanto si possa pensare. Si segnala la sua partecipazione al convegno “Revisionismo e dignità dei popoli vinti” tenutosi a Trieste il 6/7 ottobre 2001 (49), organizzato dalla già citata associazione Nuovo Ordine Nazionale e dal Movimento Fascismo e Libertà (50). Gli altri conferenzieri furono i negazionisti francesi Jean-Louis Berger - ex aderente al Fronte Nazionale di Le Pen - e Vincent Reynouard, i negazionisti americani Russ Granata e Robert Countess (51), lo svizzero Juergen Graf (52) e il negazionista australiano Frederick Toben (53). Un messaggio di saluto ai conferenzieri fu inviato da Marcantonio Bezicheri, membro del Comitato Centrale del Movimento Sociale – Fiamma Tricolore (54).

Pare possa essere inserito all’interno della categoria dei negazionisti geopolitici anche il francese Roger Garaudy, il quale nel suo pamphlet “Les mythes fondateurs de la politique israéliènne” (55) riprende alcune delle tematiche tipiche dei negazionisti, inserite però in un contesto generale antisemita ed antiisraeliano. Garaudy è da anni convertito all’Islam: processato per contestazione dei crimini contro l’umanità e condannato a 120.000 franchi d’ammenda, durante il processo ricevette la continua assistenza di Faurisson, nonché l’appoggio di una serie di intellettuali dei paesi arabi e musulmani.

In anni recenti il negazionismo ha fatto capolino anche negli organi di stampa: il 25 settembre 1998 il quotidiano egiziano “Al Akhbar” pubblicava un articolo a firma di Wahya Abu Thawkra intitolato: “L’Olocausto Netanyahu e me”, all’interno del quale si leggevano le seguenti frasi: “Gli ebrei hanno inventato il mito dello sterminio di massa e il fatto che 6 milioni di ebrei siano stati uccisi nei forni nazisti. Ciò fu fatto con l'intento di motivare gli ebrei ad emigrare in Israele e ricattare i tedeschi per denaro e anche per ricevere l'aiuto degli ebrei del mondo. Similmente il sionismo si è basato su questo mito per stabilire lo stato d'Israele. Io continuo a credere che l'Olocausto sia un mito israeliano inventato per ricattare il mondo” (56).
A coronamento, dal 31 marzo al 3 aprile 2001 fu indetta a Beirut una conferenza intitolata “Revisionismo e sionismo”, organizzata dall’associazione negazionista svizzera “Truth and Justice" (57) e dall’americano "Institute for Historical Review" (58) e sponsorizzata dall’Associazione degli Scrittori Giordani (59). La conferenza suscitò moltissime polemiche e fu anche contestata pubblicamente da quattordici intellettuali di vari paesi arabi (60), tanto da venir impedita dal governo libanese (61).

In Italia non sembra si possa parlare di negazionismo geopolitico, parendo preminente nei negazionisti di casa nostra la scelta ideologica: il che non toglie che il mondo dei negazionisti in generale e della destra radicale in modo specifico sia violentemente antiisraeliano (62). Questo però provoca un atteggiamento necessariamente ambivalente fra i negazionisti della destra radicale, così come ha riconosciuto Guillaume Fabien, collaboratore di Faurisson: “La progressiva penetrazione del revisionismo nel mondo arabo musulmano promette bene […]; d'altra parte gli arabi sono fra coloro che avviliscono le nostre città europee. D'accordo che dobbiamo appoggiare le giuste istanze dei palestinesi, ma in Europa dobbiamo difenderci contro il degrado delle nostre città. La razza bianca oggi in Europa deve lottare per la propria sopravvivenza” (63).



Per quanto riguarda il mondo dei musulmani italiani, ad oggi non è noto alcun documento di un’organizzazione riconosciuta che ufficialmente abbia assunto posizioni negazioniste (64).

48) Notizie su Rami e von Leers on-line al seguente indirizzo: www.phdn.org/negation/faurisson/rami.html. Una visione generale e concisa si ha in R.S.Wistrich, Holocaust Denial, in The Holocaust Encyclopedia, Yale University Press, 2001, pp. 293-301.

49) Trieste oggi, 9 ottobre 2001, p.3.

50) Per il convegno del 2002 vedi il capitolo dedicato al " caso Faurisson ".

51) Granata nel corso del convegno asserì che i servizi segreti americani sapevano dell’attentato alle Twin Towers, ipotizzando che il loro crollo fosse stato determinato da una serie di microcariche esplosive appositamente collocate all’interno dei grattacieli. Ibidem.

52) Dopo varie condanne Graf si è stabilito a Teheran, ospite di accademici iraniani – Reuters, Ha’aretz, 23.03.2001.

53) Toben affermò che Bin Laden è “una creatura della CIA”. Ibidem.

54) Ibidem.

55) R.Garaudy, Les mythes fondateur de la politique israéliènne, La Vieille Taupe, 1995.

56) S.Tezza, La stampa ufficiale egiziana continua a negare la Shoah e a predicare antisemitismo, in Menorah, 12 gennaio 1999.

57) A capo dell’organizzazione è il già citato svizzero Juergen Graf.

58) Fondato nel 1978, l’Institute for Historical Review è la più importante istituzione negazionista al mondo.

59) E.Yaghi, Exclusive Interview with Dr. Ibrahim Alloush: Revisionist Historians And Jordan, in Middle East Online, 7 maggio 2001.

60) M.Naim, The Appeal of Fourteen Arab Intellectuals Against a Denial Conference, Le Monde, 16 marzo 2001. Ecco i firmatari dell’appello antinegazionista: i poeti Adonis (Libano) e Mahmoud Darwich (Palestina), gli storici Mohammed Harbi (Algeria) gli scrittori Jamel Eddine Bencheikh (Algeria), Mohamad Verada (Marocco), Dominique Eddé, Elias Khoury, Gérard Khoury e Salah Stétié (Libano), Fayez Mallas e Farouk Mardam-Bey (Siria), Edward Said, Khalida Said e Elias Sanbar (Palestina).

61) Reuters, Ha’aretz, 23.03.2001.

62) Vedi a titolo d’esempio P.Sella, Prima di Israele. Palestina, nazione araba, questione ebraica, Milano, Edizioni dell’Uomo Libero 1990.

63) P.De Martin, Conferenza italiana sul revisionismo olocaustico, Il popolo d’Italia, giugno 2001. L’articolo fa riferimento ad una conferenza tenutasi a Trieste, organizzata dal Movimento Fascismo e Libertà (MFL). E’ da notare che la spilla ricordo regalata degli organizzatori ai partecipanti era una copia di quella concessa ai membri del Partito Nazionale Fascista (PNF), colla sigla MFL al posto di PNF. Per un accenno alle altre conferenze organizzate dal MFL, vedi le pagine precedenti.

64) Sull’Islam radicale in Italia vedi M.Allam, Bin Laden in Italia. Viaggio nell’Islam radicale, Milano, Mondadori, 2002.
I negazionisti italiani - 5
I negazionisti religiosi
L’approccio dominante del radicalismo di destra nei confronti della religione è di massima paganeggiante: “Dio, più che estraniarsi da una Storia che, fino a una certa data (1789), l’aveva sempre visto presente, non v’è mai stato” (65).
Tutti i movimenti tradizionalisti cattolici italiani però sono collocabili nella stessa area politica: “è il concetto di ‘tradizione’ da sempre il terreno unificante e di incontro fra le diverse anime della destra radicale. In quanto richiamo ad un passato di ‘valori assoluti e soprastorici’, capace di ‘consacrare’ tutte le diverse ‘aristocrazie del passato’ (non importa dove esse affondino le proprie radici, se nel ‘Sacro Romano Impero’ o nella mitica ‘Roma arcaica’), in esso tendono a riconoscersi tanto le correnti pagane quanto quelle tradizionaliste cattoliche. In nome del rifiuto del ‘mondo moderno’, della ‘democrazia e dell’egualitarismo’, le componenti ultracattoliche si sono in questo modo spesso intrecciate con l’articolato arcipelago neofascista” (66).

Al di là di ciò che si dirà nel prossimo capitolo sull’antiebraismo, costantemente presente in buona parte delle pubblicazioni dei tradizionalisti e risalente all’antico filone cattolico antisemita (67), pochi sono i gruppi cattolici tradizionalisti espressamente negazionisti.


Fra questi citiamo l’Istituto Mater Boni Consilii (68), che ospita nel suo organo ufficiale “Sodalitium” una serie di articoli, contenenti le “classiche” tematiche antisemite: dall’omicidio rituale alla congiura internazionale giudaico/massonica. A ciò si aggiunge la positiva considerazione delle teoriche dei principali negazionisti. I loro testi sono regolarmente recensiti fra le novità librarie e citati negli articoli che trattano dell’ebraismo. Si distingue per la sua prolificità di scritti pronegazionisti ed antisemiti il direttore di “Sodalitium” don Curzio Nitoglia. Anch’egli partecipò – questa volta nel 2000 – ad un convegno organizzato a Trieste dal Movimento Fascismo e Libertà, sul tema “L´Italia dei grandi processi ingiusti: severa e crudele con Priebke, assolutoria con gli assassini delle Foibe” (69).

Violentemente antiebraico è il “Movimento di Resistenza Popolare ‘L’Alternativa Cristiana’ ”, del quale poco si conosce, al di là del sito www.holywar.org (70). E’ un concentrato dei peggiori deliri antisemiti rintracciabili nella storia, unitamente ad accuse di satanismo alla chiesa cattolica, di cui il Concilio Vaticano II è considerato “letame modernista”. Il sito - ospitato fino al 1998 all’interno del sito Radio Islam di Ahmed Rami (71) - è una creazione dell’antisemita negazionista norvegese Alfred Olsen, che lo stesso negazionista britannico David Irving descrive come “persona di dubbia stabilità mentale”. Oltre a ciò, sempre per Irving il “Movimento di Resistenza Popolare ‘L’Iniziativa Cristiana’ ” in realtà sembra essere un gruppo costituito da “una persona sola” (72). Tutto ciò non impedisce ad alcuni siti tradizionalisti cattolici – anche non espressamente negazionisti – di consigliarlo ai lettori, così come fanno altri siti di estrema destra.



In conclusione, sembra comunque di poter concordare con lo “Stephen Roth Institute” dell’Università di Tel Aviv, che in un suo rapporto annuale afferma: “l’antisemitismo cattolico [in Italia] è estremamente raro, riflettendo apparentemente l’attuale politica pontificia ed ecclesiastica di ripudio dei passati insegnamenti antigiudaici” (73).

65) F.Germinario, Estranei alla democrazia, cit. p.21.

66) La citazione è tratta da un documento contenuto in un sito della destra radicale italiana: http://www.italiapatrianostra.it/new/msi/eredimsi.htm . Il linguaggio adottato non è però quello tipico dei documenti dell’area, sembrando tratto da una pubblicazione meno ideologicizzata.

67) Sull’argomento vedi D.I.Kertzer, I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell’ascesa dell’antisemitismo moderno, Milano, Rizzoli, 2002.

68) Questo istituto religioso segue la tesi sedevacantista detta di Cassiciacum, che considera la Sede Apostolica "formalmente" vacante.

69) Ecco un breve riassunto del suo intervento: “da don Nitoglia abbiamo invece appreso che: ´la guerra non si fa con le caramelle´; che il comandamento dice ´non uccidere gli innocenti´ (noi sapevamo che dice di ´non uccidere´ tout court, salvo i casi di legittima difesa) e che in guerra si deve uccidere per non essere uccisi; che i fucilati alle Ardeatine non erano ´innocenti´ perché tutti detenuti o politici o comuni, quindi Priebke non ha commesso alcun peccato mortale; che le rappresaglie in guerra sono lecite, dopo via Rasella la rappresaglia: ´si doveva fare´, ha sostenuto il prete, altrimenti ´quante altre bombe sarebbero scoppiate il giorno dopo’?”. Tratto da Dossier Forza Nuova e dintorni, supplemento al n.135 de La nuova alabarda, 4 ottobre 2000.

70) Il sito è stato già censurato a suo tempo per incitazione all’odio razziale. Riappare però regolarmente, sfruttando come mirror altri spazi in Internet.

71) G.Karmasyn, Le négationnisme sur Internet, in Revue d’Histoire de la Shoah, n.170, settembre/dicembre 2000, nota n.156.

72) Entrambe le affermazioni in: http://www.fpp.co.uk/Letters/Rightwing/Rami270300.html

73) Antisemitism Worldwide. 1999/2000. Italy, Tel Aviv, 2001. Lo stesso rapporto – nell’edizione 2000/2001 pubblicata nel 2002 - così presenta la situazione delle organizzazioni integraliste cattoliche in Italia: “Militia Christi, founded in 1992, is active mainly in Rome. It rejects the Second Vatican Council reforms (1965), which it considers a product of Jewish, Bolshevik and homosexual influence over Catholicism, with the aim of destroying Christianity. Fraternità Sacerdotale S. Pio X, based in Albano Laziale (Rome), celebrates rites in churches and chapels throughout Italy in the pre-Council way. Founded by the schismatic Monsignor Marcel Lefebvre, it maintains close ties with related fraternities in France and Belgium. Istituto Mater Boni Consilii at Verrua Savoia is a small, but very active group centered around the periodical Sodalitium. The Centro Librario Sodalitium (Solidarity Book Center), part of the same group, has published seven anti-Jewish books in the last few years (out of 18 publications). Among the most extreme Catholic fundamentalist periodicals, mention should be made of Ex Novo (Monza), headed by Giulio Ferrari. Its stand is pre-Council and anti-Jewish and it publishes articles defending Holocaust denying individuals and publications. A similar position is taken by the monthly Chiesa Viva (Brescia), edited by Don Luigi Villa, and by Teologia, issued by Edizioni Segno (Udine) and edited by Piero Mantero, which publishes articles “proving” the existence of a Jewish-Masonic plot.”
I negazionisti italiani - 6
Quali costanti? Esiste un tratto distintivo comune ai negazionisti, a qualsiasi corrente essi appartengano?

Chi si pone l’obiettivo del recupero dell’ideologia nazionalsocialista deve liberarsi dal peso della Shoah: “dopo il 1945, gran parte dei partiti e dei movimenti di estrema destra sono stati essenzialmente revisionisti: hanno negato o deformato la realtà relativa alla collaborazione con il nazismo, o hanno ben presto negato il genocidio degli ebrei, tragedia inammissibile e maggiore ostacolo, almeno fino agli anni ’80, alla loro credibilità. E quella di essere revisionisti, e persino negazionisti, è la caratteristica dei ‘vinti della Storia’ che, per sopravvivere politicamente, sono costretti a riscrivere una storia che non sia loro sfavorevole e nalla quale possano continuare ad esistere” (74).

La negazione è un’attitudine mutuata direttamente dai nazisti. Le persecuzioni dei malati, degli handicappati, degli omosessuali, degli asociali, dei testimoni di Geova, degli zingari e degli ebrei sono stati eventi tanto espliciti quanto occultati.
Espliciti nell’accurata preparazione propagandistica, caratterizzata da continui richiami all’igiene del popolo e alla purezza del sangue; espliciti nell’indicazione delle categorie impure o pericolose (75); espliciti fino a giungere alla produzione di film di grosso successo popolare che suggerivano la possibile soluzione di quello che veniva individuato come un problema: l’eliminazione fisica (76).
Occultati nella traduzione pratica: al di là dell’obbligo di segretezza cui erano tenuti i tedeschi coinvolti nei vari stermini (77), al di là della modificazione deformante ed occultatrice del linguaggio (78) testimoniata dallo stesso Eichmann durante il processo di Gerusalemme (79), è lo stesso Heinrich Himmler a definire chiaramente il tema in un discorso ai suoi comandanti tenuto a Posen il 4 ottobre 1943: “Mi riferisco all’evacuazione degli ebrei, all’annientamento del popolo ebraico. Questa è une di quelle cose che sono facili a dirsi. ‘Il popolo ebreo sarà annientato’, dice ogni membro del partito. ‘Certo, sta nel nostro programma, l’eliminazione degli ebrei, l’annientamento, lo facciamo, puf!’. E arrivano tutti arrancando, 80 milioni di bravi tedeschi, e ciascuno ha il suo ebreo perbene. D’accordo, gli altri sono porci, ma questo è un ebreo di prim’ordine. Di tutti quelli che parlano così, nemmeno uno l’ha visto succedere, nemmeno uno ci è passato. La maggior parte di voi sa che vuol dire vedere cento cadaveri distesi l’uno accanto all’altro, o cinquecento, o mille. Essere andati fino in fondo e – a parte casi di debolezza umana – avere mantenuto la propria integrità, è questo che ci ha resi duri. Nella nostra storia, questa è una pagina gloriosa che non è stata scritta né mai lo sarà” (80).

Una storia da non scrivere e da negare nel momento stesso in cui essa accade, da parte di coloro i quali ne erano gli attori/autori. La costante si è mantenuta nel tempo: gli attuali negazionisti neonazisti sono coscienti della necessità politica e ideologica della negazione, nella misura in cui riconoscono che la Shoah è “uno spettro che fiacca tutti i nostri slanci ideali verso non tutte, ma almeno una buona parte delle invidiabili realizzazioni o tensioni ideali messe in atto dal III Reich” (81).

La necessità di negare la Shoah in funzione della rivalutazione del nazionalsocialismo non è però collegabile a tutti i negazionisti.
Infatti i negazionisti marxisti – come già visto - negano in nome dell’ortodossia; i negazionisti tecnici – qualora non si tratti di negazionisti neonazisti o neofascisti “cammuffati”, quale sembra essere il caso di Mattogno – appaiono in realtà in un sol momento utilizzatori e succubi di una metodica storiografica pesantemente fallace.
E’ quindi necessario ricercare un altro minimo comun denominatore, costante ai negazionisti di ogni filone.

E’ noto che uno dei fulcri del pensiero hitleriano fu il razzismo ed in particolare l’antisemitismo (82).


Hitler esplicitò sempre queste teoriche, fino ad elencare negli ultimi giorni della sua vita con chiarezza i suoi desideri post mortem: “Quale consiglio possiamo dare, allora, quali norme di comportamento possiamo raccomandare a coloro che sopravviveranno con lo spirito senza macchia e il cuore indomito? Battuto, lasciato solo a cercare la salvezza, isolato come una sentinella nelle cupe tenebre della notte, il popolo tedesco dovrà fare spontaneamente tutto il possibile per rispettare le leggi razziali che noi gli abbiamo dato. In un mondo che va diventando sempre più. perverso a causa del virus ebraico, un popolo rimasto immune a tale virus deve, alla lunga, riemergere alla supremazia. Da questo punto di vista, il Nazionalsocialismo può a buon diritto pretendere l'eterna gratitudine del popolo per avere eliminato gli ebrei dalla Germania e dall'Europa Centrale” (83).

Che cos’è quindi l’antisemitismo dei neonazisti, se non il mantenimento in vita del filo rosso dell’antisemitismo razziale (84), la riproposizione della vulgata nazista o addirittura l’esecuzione dell’ultimo ordine hitleriano?


Per quanto riguarda i negazionisti marxisti, abbiamo già notate le espressioni che connettono gli ebrei – genericamente intesi – al capitalismo, del quale costituiscono una sorta di “punta di lancia”. Espressioni oggettivamente antisemite, che costruiscono attorno alla figura dell’ebreo una sorta di “mitologia classista” complementare alla “mitologia razzista” della cultura di destra (85). Come elemento comune, il “grande complotto” contro la verità storica. Questo complotto per i negazionisti marxisti è funzionale ed intrinsecamente connesso al menzognero mondo capitalistico; mentre per i negazionisti neonazisti è intrinseco alla pretesa di essere gli unici in grado di spiegare il mondo e di risolverne i problemi in via definitiva, con annessa visione dicotomica che divide i personaggi sulla scena in amici/nemici e conseguente descrizione di complotti e capri espiatori categoriali (l’ebraismo mondiale, il sionismo mondiale, le logge massoniche ecc.ecc.) (86).

La visione del “grande complotto” è un tratto comune anche ai negazionisti tecnici: un complotto messo in opera dagli ebrei “per realizzare diversi risultati: dalla colpevolizzazione storica dei nazionalismi europei, per meglio organizzare il dominio sionista-colonialista su un Occidente ormai politicamente e culturalmente disarmato, per finire alla formazione di uno Stato, quello di Israele, la quale, non potendo essere ottenuta attraverso una strategia sionista di lunga durata, era stata realizzata attraverso la creazione di una menzogna diabolica, lo sterminio degli ebrei, politicamente utile a essere tradotta in una soluzione statuale al problema dell’ebraismo, nonché a potere essere sfruttata, negli anni a venire, per legittimare anche le scelte più discutibili dello Stato d’Israele” (87).

Ma non sono solamente i negazionisti neonazisti, marxisti e tecnici ad utilizzare espressioni oggettivamente antisemite, fra le quali quella tanto antica quanto moderna allo stesso tempo del “grande complotto ebraico”: anche i negazionisti geopolitici collegano direttamente la storia di Israele alla Shoah e giungono a convincersi del fatto che quest’ultima fu una voluta invenzione sionista, finalizzata a giustificare la nascita dello Stato di Israele (88). Il dominio mondiale degli ebrei è per i negazionisti geopolitici un dato di fatto acquisito, a tal punto che Radio Islam non si chiede più se, ma come sia accaduto e in che modo questo potere sia esercitato (89).
D’altro canto, anche i tradizionalisti cattolici di “Sodalitium” riconoscono nell’ebreo il “grande cospiratore” mondiale, presente in tutti i grandi movimenti rivoluzionari e in tutte le sette e gruppi massonico/iniziatici (90). In quest’ottica appare quindi quasi logica la pretesa di Holywar di considerare Hitler stesso uno dei migliori amici di Israele, essendo stato uno strumento nelle mani dell’ebraismo mondiale, manovrato a tal punto da fungere da parafulmine della storia al posto dei colpevoli ebrei (91).

“Antisemitismo” e “cospirazione mondiale” sembrano quindi essere le costanti all’interno di tutti i filoni negazionisti, così come ritroviamo in tutti i filoni la frequentazione di alcuni luoghi comuni dello scambio di idee, quali congressi o case editrici.




74) H.Rousso, La Seconde guerre mondiale dans la mémoire des droites, in J.F.Sirinelli (sous la direction de), Histoire des droites en France, v. 2, Cultures, Gallimard, Paris 1992, p. 555, cit. In F.Germinario, Estranei alla democrazia, cit. pp.61-62.

75) Vedi M.Burleigh-W.Wippermann, Lo stato razziale, Milano, Rizzoli, 1992.

76) Sull’antisemitismo nel cinema tedesco vedi S.Mannes, Antisemitismus in nationalsozialistischen Propagandafilm. Der ewige Jude und Jud Suess, Teiresias Verlag, Koeln 1999; per presentare l’eutanasia come accettabile, i nazisti produssero il film Ich klage an! (Io accuso!), su soggetto scritto da uno dei medici che parteciparono all’Aktion T4 (l’eliminazione fisica degli handicappati e degli asociali, della quale rimane l’ordine scritto di Hitler). Il film – diretto da Wolfgang Libeniener - venne visto da oltre 15 milioni di spettatori. Per un inquadramento generale vedi H.Friedlaender, The Origin of the Nazi Genocide: from Euthanasia to the Final Solution, Univ.of North Carolina 1995.

77) Lo testimoniano gli stessi tedeschi: vedi la testimonianza di Franz Stangl, prima impegnato nell’Aktion T4, poi comandante a Sobibor e Treblinka, in G.Sereny, In quelle tenebre, Adelphi 1994.

78) Sulle modificazioni del linguaggio nel Terzo Reich, un classico è V.Klemperer, LTI. La lingua nel Terzo Reich. Taccuino di un filologo, La Giuntina, 1998.

79) J.von Lang-C.Sibyll (a cura di), Eichmann interrogated: Transcripts from the Archives of the Israeli Police, Da Capo Press, 1999.
Il testo completo degli interogatori di Eichmann è in rete al seguente indirizzo: www.nizkor.org/hweb/people/e/eichmann-adolf/transcripts/.

80) M.Marrus, L’Olocausto nella storia, Il Mulino 1994 (Prima ed. 1987), p.45. Ho corretto un paio di espressioni per renderle più adeguate al testo originale tedesco.

81) M.Menegatti, La verità storica si fa avanti nello sterminio dei 6.000.000 di ebrei, in “Avanguardia”, 1991, n.1, p.12, cit. in F.Germinario, Estranei alla democrazia, cit. p. 61.

82) La bibliografia su Hitler e il nazismo è sterminata. Segnalo solo a titolo d’esempio I.Kershaw, Hitler, 2 voll., Bompiani, Milano 1999-2002 e I.Kershaw, Che cos’è il nazismo? Problemi interpretativi e prospettive di ricerca, Bollati Boringhieri, 1995. Con focus specifico sulla visione razzista del nazismo vedi M.Burleigh-W.Wippermann, Lo stato razziale, cit. .

83) F.Genoud (a cura di), Il testamento di Hitler, s.d., nota del 2 aprile 1945.

84) Su questo amplissimo tema vedi G.L.Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origini all’Olocausto, Milano, Mondadori, 1992; specificamente sul nazismo G.L.Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich, Milano, Il Saggiatore, 1998.

85) Su quest’ultima, vedi F.Jesi, Cultura di destra, Milano, Garzanti, 1993 (prima ed. 1979).

86) W.I.Holzer, La destra estrema, Trieste, Asterois Editore, 1994. Per Holzer “questi costrutti, basati su teorie di congiura ed accerchiamento possono fornire la giustificazione ultima, che permette di presentare certe forme di emarginazione sociale o addirittura di annientamento dei “nemici” come null’altro, in fondo, che atti di legittima difesa.”. Ibidem, p.70.

87) F.Germinario, Estranei alla democrazia, cit. pp.72-73. Accenni alla “cospirazione degli storici”, parallela e complementare a quella degli ebrei, si trovano in tutte le opere dei negazionisti tecnici, compresi ovviamente Faurisson e Mattogno. Del primo si veda – a titolo d’esempio – il capitolo 19 del suo Ecrits révisionnistes. 1974-1998, s.l., 1999, significativamente intitolato “Le organizzazioni ebraiche hanno imposto un “credo apostolico” dell’Olocausto”. Del secondo si veda l’articolo Come gli storici delegano alla giustizia il compito di far tacere i revisionisti, in Orion, n.155, agosto 1997. Mattogno è in realtà l’unico negazionista italiano che evita accuratamente di utilizzare espressioni antisemite.

88) Per affermare tutto ciò, i negazionisti non esitano a strumentalizzare – secondo una tecnica nota – anche gli scritti di noti studiosi ebrei o israeliani. Esempio di tutto ciò, il taglia/incolla di alcune frasi tratte da T.Segev, Il settimo milione. Come l’Olocausto ha segnato la storia di Israele, Milano, Mondadori, 2001 (Prima ed. Domino Press, 1994), effettuato da R.Garaudy nel suo saggio negazionista Les mythes fondateur de la politique israéliènne, cit. .

89) http://www.radioislam.org/historia/zionism/index_misc.html .

90) Quasi in ogni numero della rivista almeno un articolo è dedicato a questa tematica, generalmente a firma di don Curzio Nitoglia.

91) Vedi l’incredibile articolo “Nazismo. Una setta neopagana gnostico-manichea”, all’interno del sito www.holywar.org, nel quale si giunge ad affermare che Hitler, Heydrich, Eichmann, Streicher e molti altri caporioni nazisti in realtà erano ebrei o mezzo-ebrei.
I negazionisti italiani – 7

Quale futuro?


A dispetto di quei negazionisti che pretendono di aver fondato un nuovo filone storiografico, nessuno storico serio ne ha mai considerato gli studi (92). Sembra quindi di poter concludere che il futuro del negazionismo sia direttamente collegato allo sviluppo dei movimenti che ne fanno uno strumento di propaganda politica.

L’argomento va al di là del contenuto di questo scritto, ma se è vero che “i rischi portati dalla modernizzazione delle società industriali [possono essere] determinanti sociostrutturali dei processi di politicizzazione di estrema destra” (93), e se è altrettanto vero che “le prospettive dei movimenti di estrema destra sono tanto più consistenti, quanto più elevato è il ritmo delle modificazioni sociali ed economiche” (94), allora dovremmo concludere che la c.d. “globalizzazione” tanto aborrita dai movimenti di destra radicale in realtà ne costituisce una delle maggiori possibilità di sviluppo. D’altro canto, anche il rifugio nella “tradizione”, se inteso nel senso “fondamentalista” del termine, ovverossia come “potente rifiuto del passaggio storico in corso”, è uno dei segni del passaggio storico stesso (95), col risultato che sia i movimenti “tradizionalisti” che i movimenti populisti, estremistici ed antisistemici, potrebbero venir beneficati dalle modificazioni socio-economiche in atto.

Bisognerà quindi verificare se la tematica prettamente negazionista – al di là dei suoi aspetti obiettivamente ostici, dovuti alla complessità della tematica stessa, soprattutto se affrontata attraverso le teoriche del negazionismo tecnico - sia funzionale alle visioni, ai progetti ed alle ideologie di questi movimenti di estrema destra, che spesso si presentano come “qualcosa di diverso, non […] sempre eredi del passato” (96).

La ricerca del “nemico”, tipica dell’estrema destra, si concentra di volta in volta su quello considerato “più pericoloso”, al quale “viene conferito lo status di ‘capro espiatorio’ “ (97). In questa fase storica – soprattutto nella destra radicale europea - sembra che lo straniero immigrato in generale, e quello immigrato dai paesi di fede islamica in particolare, stia prendendo nettamente il sopravvento rispetto agli ebrei in questa sciagurata identificazione.


In conclusione, è ipotizzabile che la particolare forma di patologia storiografica conosciuta sotto il nome di “negazionismo” ci accompagnerà ancora a lungo, come spia evidente delle contraddizioni e delle molteplici spinte che interagiscono nel “farsi” della nostra storia.

Luigi Vianelli


Settembre/Ottobre 2002


92) Lo stesso E.Nolte, che dedica ai negazionisti un capitolo interlocutorio del suo Controversie, edito in Italia nel 1999 per Il Corbaccio, in realtà non fa l’unica cosa che risulterebbe fondamentale per i negazionisti stessi, e cioè riconoscerne la fondatezza delle tesi di fondo che negano la Shoah. A dispetto di tutto ciò, alle volte Nolte è impropriamente citato dai negazionisti, che sperano di trovarvi una sorta di “aggancio” con la tanto vituperata “storiografia di regime”.

93) W.I.Holzer, La destra estrema, cit. p.110.

94) Ibidem, p.111.

95) M.Hardt-A.Negri, Impero, Milano, Rizzoli, 2002, p.144.

96) P.Ignazi, L’estrema destra in Europa, cit. p.231.

97) W.I.Holzer, La destra estrema, cit. p.68.

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